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1 mese

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L’aumento di peso

L’aumento di peso del proprio bimbo è una delle questioni principali su cui si concentra l’attenzione di mamma e papà dopo le dimissioni.

Controllare il peso è importante, ma senza farsi prendere dall’ansia. Seguite le indicazioni che vi verranno date alle dimissioni e poi dal vostro pediatra e tutto andrà per il meglio. Ecco brevemente cosa occorre sapere.

Il peso alla nascita

Dimenticate innanzitutto il peso alla nascita e considerate quello della dimissione. Dopo sette giorni farete il primo controllo dal vostro pediatra e il peso del vostro piccolo dovrà essere aumentato di circa 200 grammi. Può succedere però che il calo fisiologico dei primi giorni di vita (che in genere può arrivare fino a 10% del peso corporeo) continui anche una volta a casa, soprattutto nel caso di parto naturale e dimissione precoce. Quindi non allarmatevi se la prima settimana la crescita non arriva ai fatidici 200 grammi. Nelle settimane successive il vostro bambino dovrebbe crescere di circa 150-200 grammi a settimana per arrivare a raddoppiare il proprio peso entro la metà e la fine del quarto mese.

Cresce o no?

Se il peso aumenta vuole dire che il vostro bimbo sta ricevendo il nutrimento di cui ha bisogno. Se invece il peso non aumenta, il piccolo piange spesso, appare letargico, rifiuta il seno e urina meno di 6 volte al giorno forse non sta assumendo abbastanza latte. Chiedete al vostro pediatra che saprà certamente consigliarvi e rassicurarvi.

Allattamento controllato o a richiesta?

La lattazione è uno dei processi più meravigliosi dell’organismo umano:

un meccanismo perfetto, il più straordinario dopo quello che ha portato alla nascita del vostro bimbo. L’allattamento è la normale conseguenza e continuazione della gravidanza e del parto, e tutte le neomamme avranno una quantità minima di latte dopo il parto.

Nei primissimi giorni, gli ormoni in circolo nel corpo della mamma portano alla produzione di colostro, che poi lascia man mano il posto al latte, modificando il colore (dal giallo del colostro al bianco) e la quantità.

Quando il vostro piccolo si attacca al capezzolo e succhia, fa partire un segnale che arriva all’ipofisi posteriore, una ghiandola endocrina del cervello, che si attiva nella produzione di Prolattina e di Ossitocina, permettendo la produzione e la fuoriuscita del latte dal seno.

Più il bambino si attacca, più la produzione di latte viene stimolata per soddisfare esattamente le esigenze del neonato.

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I metodi di allattamento

Esistono due metodi di allattamento in relazione alla frequenza delle poppate: il metodo cosiddetto controllato, con intervalli molto rigidi tra le poppate (sei poppate, una ogni 3 ore e mezza con pausa notturna, nei primi due mesi di vita, poi 5 pasti ogni 4 ore) e quello invece libero, a richiesta del neonato. L’ideale è sempre seguire il proprio istinto, la propria indole e lasciarsi guidare anche dal neonato.

Un consiglio utile però a tutti è quello di cercare di allungare la pausa notturna dopo i primissimi mesi, aspettando ogni volta una mezz’ora rispetto alla richiesta del bimbo. L’obiettivo è di arrivare ad una poppata di mezzanotte e una successiva alle cinque o sei del mattino. Questo ovviamente solo se non ci sono dubbi sulla quantità di latte assunta dal bambino. In questo caso infatti bisogno invece intensificare la frequenza delle poppate per stimolare la produzione.

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Come prendersi cura del moncone ombelicale

La medicazione del moncone ombelicale è una delle cose che crea ansie a molti neo genitori una volta giunti a casa. In realtà bastano piccole attenzioni e un po’ di pazienza per affrontarlo senza problemi. Innanzitutto è importante sapere che il moncone ombelicale cade in genere tra la sesta e l’ottava giornata di vita del neonato ma può avvenire anche 10-12 giorni dopo. La ferita ombelicale si cicatrizza da sola tra la decima e la quindicesima giornata.

Prima della caduta

Prima della caduta, per prendersi cura del moncone bastano una garzina sterile, un po’ di alcool e rete elastica. Con la garza imbevuta di alcool occorre pulire bene il moncone, soprattutto alla base (dove il moncone si attacca al pancino). Una volta pulito bene, si riavvolge con una garza asciutta e si fissa con la rete elastica.

Dopo la caduta

Quando il moncone cade, cambia il tipo di medicazione: pulite bene la base con la garza imbevuta di acqua ossigenata, asciugate e applicate la polvere cicatrizzante richiudendo con garza e rete. Con questa medicazione si formerà una crosticina che si staccherà da sola. In alcuni casi può riformarsi e cadere una seconda volta ma non preoccupatevi, è normale.

Il bambino può comunque fare il bagnetto sia prima della caduta del moncone, sia quando il moncone è caduto, ma l’ombelico non è ancora completamente a posto. La cosa importante dopo il bagnetto, è asciugare bene, ma molto delicatamente, la parte prima di effettuare la medicazione.

Quando non si formeranno più crosticine, l’ombelico del vostro bimbo sarà completamente guarito e prendervi cura di lui risulterà più semplice.

La crosta lattea

La crosta lattea è facile da diagnosticare perché dà luogo a un sintomo molto caratteristico, rappresentato dalla comparsa sul cuoio capelluto, più raramente sulla fronte e sulle sopracciglia, di piccole squame biancastre, di consistenza morbida eppure ben attaccate alla pelle.

Il nome scientifico è “dermatite seborroica” ed è causata da un ancora imperfetto funzionamento dei meccanismi che presiedono il ricambio cellulare della pelle, unito a un’attività accelerata delle ghiandole che producono grasso e alla presenza di un particolare fungo, il pityrosporum, che si nutre di sebo.

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Cosa fare

La crosta lattea scompare spontaneamente entro massimo il quarto mese e non richiede la somministrazione di medicine, neppure per uso locale. Le crosticine si possono asportare dopo averle ammorbidite con olio nutriente. Per toglierle bisogna agire con estrema delicatezza, passando una garzina sterile sulla testa del vostro bimbo. È possibile lavare la testa con la solita frequenza. Solo se il problema dovesse prolungarsi nel tempo può diventare necessario parlarne con il pediatra che in alcuni casi (rarissimi) prescrive uno specifico antifungicida.

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